by Associazione Kairòs


Acquedotto Felice

L’acquedotto doveva servire i colli Viminalee Quirinale, ma soprattutto villa Montalto, vasta residenza del papa che si estendeva su entrambi i colli.

 

L'Acquedotto Felice fu iniziato da Gregorio XIII nel 1583 e terminato nel 1585 da papa Sisto V (Felice Peretti), dal nome di battesimo del quale prende il nome.

Il condotto, proveniente da sorgenti situate tra Porta Furba, Zagarolo e Palestrina, aveva il compito di rifornire le zone dell'Esquilino, Viminale e Quirinale ma soprattutto la bellissima villa Montalto, di proprietà dello stesso Sisto V

La costruzione dell'acquedotto fu affidata inizialmente a Matteo Bartolani da Città di Castello, il quale commise un grave errore di calcolo sulla pendenza dell'acqua "tanto che questa ad un certo punto, invece di andare avanti, pensava bene di tornarsene indietro"; sicché Sisto V affidò la prosecuzione dei lavori a Giovanni Fontana, il quale, servendosi degli archi (e, purtroppo, anche dei materiali) degli acquedotti Claudio e Marcio, in breve tempo completò l'opera.

L'arco di porta Furba rappresenta la "monumentalizzazione" dell'acquedotto Felice nel punto in cui questo scavalcava la "via Tuscolana", come per gli antichi architetti romani fu porta Tiburtina o porta Maggiore.

L'arco, rivestito in blocchi di peperino, presenta al centro una testa di leone, simbolo del pontefice, sovrastata da una grandiosa ed elegante epigrafe che celebra la costruzione dell'acquedotto. Incerta è l'etimologia del nome della porta: secondo alcuni deriverebbe dal termine latino "fur", ossia ladro, per la frequente presenza in questi luoghi di covi di briganti, ma l'ipotesi più accreditata vuole che la Fontana a porta Furba derivi dal termine latino forma con il quale si indicarono, soprattutto nel Medioevo, gli acquedotti. 

Dinanzi a Porta Furba è situata la fontana eretta da Giovanni Fontana nel 1586 e restaurata da Clemente XII nel 1733, come ricorda l'iscrizione e lo stemma in alto; la stessa iscrizione ricorda mons. Felice Passerino, Presidente delle Acque nel medesimo anno, al quale si riferisce lo stemma cardinalizio posto sopra il mascherone.

La fontana, addossata ad un arco in laterizio fiancheggiato da due pilastri bugnati e sopraelevata di sette gradini rispetto al livello stradale, è formata da un mascherone con ali di pipistrello che versa l'acqua nel cavo di una conchiglia dalla quale ricade, insieme a quella di due bocchette laterali, in un'elegante vasca centinata. 

L'Acquedotto Felice proseguiva utilizzando le antiche arcuazioni del ramo dioclezianeo dell'Aqua Marcia fino a porta Tiburtina; dopodichè proseguiva sul tratto delle Mura Aureliane trasformate in acquedotto e sull'Arco di Sisto V, per dirigersi verso la mostra d'acqua terminale, la fontana del Mosè: tutto il tratto intermedio, ridotto praticamente in rovina, fu demolito nel 1867 per la costruzione della Stazione Termini.

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Informazioni aggiuntive

  • Indirizzo: Via Tuscolana
  • Municipio: X
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