by Associazione Kairòs


Bucato, arte tintoria e conceria

L'urina era molto sfruttata nell'antichità come fonte naturale di ammoniaca. Era per questo utilizzata da lavandai nel lavaggio degli abiti (a noi oggi sembra incredibile...) e dai tintori come mordente per i colori.

L'urina veniva utilizzata anche nella concia delle pelli.

Già nell'antica Roma le urine provenienti dai vespasiani venivano raccolte e vendute ai tintori. Come non bastasse poi l'imperatore Vespasiano mise pure la famosa tassa sugli omonimi cessi, quella del proverbiale “non olet”.

Agli angoli delle strade si trovano spesso delle anfore per raccogliere...l'urina umana..

Degli schiavi passeranno a prelevarla per usarla nelle "fullonicae", dove altri, all'interno di vasche, pigeranno i panni con i piedi per 'lavarli'…verranno poi risciacquati, battuti, trattati con altre sostanze come la creta per renderli più consistenti e poi stesi per asciugare.

Esiste anche una sorta di "candeggiatura": i panni vengono stesi su una struttura ad arco di legno, alta meno di un metro che ricoprirà un braciere in cui è stato messo a scaldare dello zolfo..

Nelle case, le urine erano raccolte in appositi vasi da notte che potevano essere di forma differente, in base al sesso del "donatore".

Tutte le urine venivano successivamente versate in appositi "dolia", anfore a collo largo, posizionate agli angoli della strada che potevano anche essere usati come "vespasiani" dai passanti maschi.

Questi "dolia" erano definiti "dolia curta", in quanto più bassi e più piccoli dei dolia usati per trasportare via mare vino e alimenti.

Apposito personale provvedeva al regolare ritiro delle urine raccolte nei dolia, che venivano trasferite alle "fulloniche", una sorta di lavanderie "ante litteram" dove si provvedeva a produrre tessuti di lana infeltrita e a lavare e a tingere tuniche e panni.

A Pompei erano attive trentanove "fulloniche", per il cui funzionamento era indispensabili grandi quantità di urina che, grazie all'elevato contenuto di urea e della successiva formazione di ammoniaca, ha proprietà sgrassanti e fissa i colori naturali.

I panni sporchi erano messi in larghi tini, si aggiungeva acqua, urina e argilla e, in assenza di lavatrici, gli operai, compresi i bambini, provvedevano a pestare energicamente i panni, i quali erano successivamente sciacquati, disinfettati e sbiancati con fumi di zolfo e infine asciugati al sole.

Come potete immaginare fare il follone non era certo un bel mestiere e anche abitare nei pressi di questi locali non doveva essere piacevole.

Comunque sia, visto che i panni alla fine venivano puliti e inodori, la pratica della raccolta differenziata delle urine e il suo uso industriale andò avanti per secoli fino a che la chimica riusci a sintetizzare l'urea e a produrre i detersivi di sintesi.

E il detto attribuito all'imperatore Vespasiano " Pecunia non olet" (il denaro non puzza) deriva dal fatto che, visti gli alti guadagni delle fulloniche, l'imperatore pensò bene di imporre una tassa sulla raccolta delle urine.

Informazioni aggiuntive

  • Luogo: Roma
  • Periodo: Antica Roma
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