by Associazione Kairòs


Saluto nell'antica Roma: La "salutatio"

Quando ci si incontrava per strada, per salutare un conoscente ci si limitava ad un semplice salve oppure (h)ave, seguiti o meno dal nome della persona in questione.

La risposta era ovviamente "salve (ave) et tu" ovvero, "salute anche a te!"

Se ci si fermava per scambiare qualche semplice parola, la formula più usata era quid agis? ovvero, "come va?" oppure "cosa fai?".

Come gesto di saluto si stendeva la mano a una certa distanza e si era soliti sollevare l'indice destro (vedi saluto romano).

Svetonio lo chiama digitus salutaris (dito del saluto)

La "salutatio"

Una particolare forma di saluto era la salutatio matutina che i clienti erano tenuti a rendere al patrono, in casa di lui.

Nato certamente da una forma regolata di lavoro dipendente (cliens è infatti "colui che obbedisce"), il rapporto clientelare era inizialmente un impegno di carattere etico-religioso e non giuridico: il padrone, che aveva maggior influenza sociale, garantiva sicurezza, consiglio in materia di diritto e assistenza durante i processi; in cambio il cliente doveva offrire i suoi migliori servigi: prestazioni di lavoro (a volte sporco e rischioso), partecipazione al seguito in tempo di guerra, contributi finanziari e infine il sostegno in caso di candidatura a qualche carica.

"Un'adunata" dimostrativa di molti clienti dava grande prestigio al patrono: da qui la convocazione del saluto, la salutatio, mattutina al patrono, al quale dovevano partecipare tutti i suoi clienti.

La salutatio si svolgeva tra la prima e la seconda ora del giorno, quindi poco dopo il sorgere del sole, tanto che molti clienti dovevano partire quando ancora era buio.

Essendo una questione di rappresentanza, dovevano esibire un abbigliamento consono, da romani liberi: la toga di lana, anche nelle giornate calde dell'estate.

Nell'atrio del palazzo regnava spesso una gran ressa, e a volte, proprio per questo i clienti venivano cacciati.

Chi riusciva ad arrivare alla presenza del padrone, non diceva altro che un semplice "ave, domine", a volte "ave, rex".

Il "patrono", se non si trattava di amici o alte personalità, manteneva un atteggiamento sprezzante e spesso non rispondeva ai saluti.

Informazioni aggiuntive

  • Luogo: Roma
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