by Associazione Kairòs


La meta di oggi è il convento di Trinità dei Monti, ufficialmente di proprietà francese e servito dalla oramai quasi estinta Confraternita dei Monaci di Gerusalemme, la stessa comunità che si trova in Francia nella famosa abbazia di Mont Saint-Michel (anche lì sono rimasti in pochissimi...). Il convento sorge alla sommità della famosa scalinata di piazza di Spagna, dietro l'obelisco e a fianco della chiesa (vedi foto); forse qualche distinta signora tra i nostri lettori conoscerà bene il convento che, già dal 1800 è stata anche sede di un prestigioso collegio per educande (e l'attività didattica continua ancora oggi).

Il primo luogo straordinario è l'"astrolabio" del 1600 (vedi foto): un'incredibile galleria affrescata con decine di simboli zodiacali e linee che si diramano da uno specchio presente su una finestra. Certo, di meridiane ne esistono parecchie, anche a Roma, ma qui non ne osservate una, qui ci siete proprio dentro! L'intero ambiente dell'astrolabio infatti rappresenta in sè un'enorme meridiana a riflessione, in cui, attraverso calcoli complessi e seguendo la proiezione della luce riflessa del sole sulle pareti, oltre l'orario esatto, è possibile determinare varie situazioni astronomiche...un ambiente insomma davvero interessante...da visitare rigorosamente in una giornata non nuvolosa!

1. Non parlare di calcio se non sai se è aquilotto o lupacchiotto

Come per il pescarese, il catanese, e per il 98,5% degli italiani, per lui il calcio è una cosa seria, ma attenzione, prima di abbandonarvi a commenti sul campionato, chiedetegli dov’è nato. Non è legge, ma meglio che annà de notte, perché in linea di massima il romano:

-Se è di Testaccio, tifa Roma
-Se è di Garbatella, tifa Roma
-In generale, se è di Roma sud, è facile che tifi Roma
-Se viene da Pietralata, è un aquilotto
-Da Prati, probabilmente è un aquilotto
-Se in generale viene da Roma nord, è probabile che sia un aquilotto.

2 L’Amatriciana e la Gricia con la Pancetta

Andiamo subito alle questioni serie. La Pancetta…, a regà, la Pancetta se invitate a cena un romano è fondamentale. L’Amatriciana nun se fa con la pancetta, se fa col guanciale.
La Gricia, se fa col guanciale.
‘A carbonara se po fa’ con la pancetta affumicata.

L’Amatriciana con la Pancetta è un insulto al genere umano, n-u-n  s-e  p-o’ f-a’! Perché se vi va bene du forchettate gliele dà pure per educazione, ma è più facile che sbrocchi e vi dica (giustamente): “a li mortacci tua! Ma che è sta pecionata? Ja’ a dai ar gatto ‘a matriciana co’ la pancetta! ”.
La morte sua poi (ma questo si sa) sono i bucatini, altrimenti chiamati, dagli antichi osti romani, abbotta straccioni.
Insomma seguite i nostri consigli, fatelo sta’ na crema (rendetelo felice) e vedrete che co’ na sniffata se ne magna quattro.

Il saluto romano, così detto perché in passato fu ritenuto derivare da una tradizione dell'Antica Roma, è una forma di saluto utilizzata in varie parti del mondo nel periodo a cavallo tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, che prevede il braccio destro alzato di circa 135 gradi rispetto all'asse verticale del corpo con la palma della mano rivolta verso il basso e le dita unite.

La cinematografia e la tradizionale iconografia hanno diffuso altri tipi di gesti di saluto: il saluto detto legionario che consiste nel battere il pugno o la mano destra tesa sul petto (usato in parte ancora oggi in certe forme di "presentat'arm" militare), e il saluto detto "gladiatorio", consistente nell'affiancare l'avambraccio destro di chi saluta a quello di chi si vuol salutare e scambiarsi una reciproca stretta al di sopra del polso.

Quando ci si incontrava per strada, per salutare un conoscente ci si limitava ad un semplice salve oppure (h)ave, seguiti o meno dal nome della persona in questione.

La risposta era ovviamente "salve (ave) et tu" ovvero, "salute anche a te!"

Se ci si fermava per scambiare qualche semplice parola, la formula più usata era quid agis? ovvero, "come va?" oppure "cosa fai?".

Come gesto di saluto si stendeva la mano a una certa distanza e si era soliti sollevare l'indice destro (vedi saluto romano).

Svetonio lo chiama digitus salutaris (dito del saluto)